Ritratto di Philip K. Dick
Philip Kindred Dick (Chicago, 16 dicembre 1928 – Santa Ana, 2 marzo 1982) è stato uno scrittore statunitense.
Fu famoso in vita solo nell’ambito della fantascienza statunitense, sia in patria che all’estero (divenne già negli anni ottanta autore di culto in Italia e in Francia). Dopo la sua morte si è avuta la riscoperta della sua narrativa realistica, che è stata pubblicata tutta postuma.
A partire dalla sua morte, Dick ha influito profondamente non solo sulla fantascienza, ma sulla narrativa nordamericana in generale; giunse alla fama al di fuori della fantascienza solo dopo che i diversi adattamenti cinematografici delle sue opere lo fecero conoscere a un pubblico più vasto (in particolare Blade Runner di Ridley Scott). I suoi lavori sono ora tra i più popolari della fantascienza e della letteratura postmoderna in generale (Ursula K. Le Guin lo definì “il nostro Borges[1]“), e si può affermare che da morto Dick ha ottenuto sia la fama che il rispetto da parte dei critici: ciò che in vita aveva a un tempo desiderato e temuto.
Scartando la visione ottimistica e semplicistica della fantascienza dell’età dell’oro, Dick esplorò consistentemente i temi della natura della realtà e dell’umanità nei suoi romanzi popolati di persone comuni, piuttosto che da élite galattiche. Dedicò grande attenzione all’impatto dei media sulla società e la politica. S’interrogò su questioni importanti della storia e della cultura degli Stati Uniti. Fu parte integrante dell’ondata postmodernista, assieme ad altri autori di fantascienza e non. Anticipando il genere cyberpunk, Dick esplorò l’anomia della California settentrionale in molti suoi lavori. Il suo acclamato romanzo La svastica sul Sole, vincitore del Premio Hugo, è un lavoro pionieristico che unisce i generi dell’ucronia e della fantascienza. Ha scritto anche moltissimi racconti brevi, pubblicati in massima parte su riviste pulp.
Le sue opere sono caratterizzate da un senso della realtà costantemente eroso, con protagonisti che spesso scoprono che i loro cari (o anche loro stessi) sono segretamente robot, alieni, esseri soprannaturali, sottoposti a lavaggio del cervello, spie, morti o una combinazione di queste possibilità.
Le opere realistiche di Dick, dapprima ignorate o incomprese dai fan della fantascienza, sono comunque degne della massima attenzione, e alcune di loro, come L’uomo dai denti tutti uguali, In questo piccolo mondo e l’ultimo, La trasmigrazione di Timothy Archer, tengono testa ai suoi migliori romanzi fantascientifici. Dick contribuisce alla costruzione dell’immagine letteraria della California a pari dignità con i suoi predecessori John Steinbeck e Raymond Chandler, spianando la strada alla produzione di Jonathan Lethem e di altri autori avantpop, come Steve Erikson.
Biografia
Nato a Chicago, assieme alla sorella gemella Jane che morirà poche settimane dopo, in una famiglia con legami burrascosi – la madre, da lui descritta come una nevrotica, divorzia dal padre pochi anni dopo – Philip Dick vive un’infanzia e un’adolescenza solitaria e tormentata; la sorella gemella era infatti morta poche settimane dopo la nascita, ma Dick vi rimase sempre legato (tanto che si fece seppellire accanto a lei). Dopo il trasferimento in California, Dick frequenta la Berkeley University, ma non continua gli studi a causa della sua presa di posizione contro la guerra di Corea e il suo innato pacifismo (per continuare gli studi universitari Dick avrebbe dovuto sostenere un corso di addestramento – ROTC – come ufficiale della riserva, all’epoca obbligatorio), che lo portano ad avere problemi col clima del maccartismo di quegli anni. Prende a lavorare in un negozio di dischi, dove conosce la prima moglie Janet Marlin. Le sue successive affermazioni di aver lavorato in una radio locale non sono mai state provate, anche se è possibile che Dick abbia scritto testi pubblicitari per qualche emittente di Berkeley. Sicuramente la sua conoscenza e il suo amore per la musica classica e non risalgono agli anni in cui lavora come commesso nel negozio di dischi.
L’incontro con la fantascienza avviene per caso nel 1949, quando al posto di una rivista di divulgazione scientifica acquista per sbaglio una rivista di fantascienza, per esordire nel 1952 nel genere sulla rivista Planet Stories. Abbandonata la prima moglie dopo un breve matrimonio, Dick si risposa con Kleo Apistolides, militante comunista di origini greche. In questo periodo Dick pubblica i suoi primi romanzi ed una cospicua quantità di racconti. Il matrimonio con Kleo va in crisi quando Dick conosce Anne, che di lì a poco diventerà la sua terza moglie, una donna colta e dalla forte volontà, reduce da un precedente matrimonio e madre di tre figlie. Dick si trasferisce nella casa di Anne, a nord di San Francisco, in quella Marin County che sarà ambientazione di diverse sue opere (tra tutte ricordiamo Cronache del dopobomba). Per mantenere la famiglia e il tenore di vita della moglie, Dick tenta di abbandonare la scrittura della fantascienza, poco remunerativa e per niente prestigiosa, per lanciarsi nella narrativa mainstream; si cimenta anche in altri lavori, ma questo gli crea uno stato di forte risentimento verso la moglie, da lui accusata di averlo costretto ad abbandonare la sua principale passione. Il fallimento del tentativo di piazzare le sue opere non fantascientifiche è la goccia che fa traboccare il vaso. Il matrimonio va a pezzi, Dick si fa prendere da una mania, convinto che la donna abbia assassinato il precedente marito e stia per fare lo stesso con lui. Il divorzio si consuma nel 1964, dopodiché Dick si trasferisce a San Francisco.
L’uso di stupefacenti lo porta ad uno stato di dipendenza dall’anfetamina, che non gli impedisce di scrivere alcune delle sue opere più sconcertanti (Il cacciatore di androidi ed Ubik). A questi successi fa seguito un periodo di depressione: la quarta moglie, Nancy Hackett, lo abbandona assieme alla figlia e Dick si trova a vivere in una casa piena di sbandati. La situazione arriva al punto critico quando Dick lascia la sua casa per presenziare ad una conferenza sulla fantascienza a Vancouver in Canada e decide di stabilirsi lì. Non è estranea a questa decisione l’effrazione subita dalla sua abitazione, durante la quale sconosciuti avevano forzato il suo schedario blindato (Dick fece innumerevoli ipotesi sull’identità degli intrusi, giungendo a temere trattarsi di agenti dell’FBI; a tutt’oggi la questione non è stata chiarita). Anche l’esperienza canadese è però un fallimento, dovuto al consumo ormai eccessivo di psicofarmaci e alla mancanza di denaro. Dick giunge al ricovero in una comunità di recupero per tossicodipendenti, un’esperienza breve che però lo porta a interrompere l’abuso delle anfetamine. Tornato in California, riprende la scrittura nel 1972, anche in seguito all’incontro con Tess, la quinta moglie. Tra il febbraio e il marzo del 1974 Dick, sempre ritenutosi ateo, si convince di sentire voci e avere visioni in sogno e da sveglio. Convinto di stare provando un’esperienza mistica, Dick prende a scrivere l’Esegesi, una serie di appunti a carattere teologico-filosofico, a partire dai quali scrive la celebre Trilogia di Valis, punto d’arrivo della sua esperienza letteraria. Muore a Santa Ana, in California, per collasso cardiaco, nel 1982, proprio quando i diritti delle sue opere gli avevano dato per la prima volta una certa sicurezza economica, e mentre era in lavorazione il primo film basato su una delle sue storie, Blade Runner di Ridley Scott, che Dick non poté vedere completato (anche se riuscì a visitarne il set).
L’Opera
Dick è oggi considerato uno dei più importanti autori di fantascienza e della narrativa americana dal secondo dopoguerra; le sue opere sono caratterizzate da un’irrequieta interrogazione sui temi della realtà (con riprese originalissime delle riflessioni filosofiche sull’ontologia), della simulazione e del falso, della teologia cristiana (in special modo la meditazione paolina e luterana, ma soprattutto di origine gnostica), della storia e della società degli Stati Uniti, e più in generale su quel nodo di idee e problemi noto come postmoderno o tardo capitalismo.
Un tema frequente nelle opere di Dick è il confronto tra esseri umani e non umani – alieni, creature soprannaturali, androidiPervasa da un generale senso di pessimismo (senza che manchino però sprazzi di ammirazione per la dignità dell’uomo comune che sappia dire di no alla prevaricazione dei potenti nei momenti cruciali, e una sotterranea fiducia nel potere salvifico dell’arte), l’opera di Dick è segnata da una profonda attenzione ai problemi psichiatrici (più che banalmente psicologici) dei vari personaggi, ad una ricerca del divino che non scade mai nel dogmatismo o nel moralismo, a una meditazione non sistematica, ma a tratti decisamente originale, sull’idea dell’uomo e dell’umano. Tutto ciò però non è mai, neanche nelle ultime opere cosiddette “teologiche”, svincolato dal contesto storico in cui Dick viveva o scriveva. I suoi romanzi e racconti preservano, nonostante l’apparato fantascientifico, l’atmosfera degli anni cinquanta di Eisenhower, dell’era kennediana, dell’«Estate dell’amore» del 1967, degli anni settanta sospesi tra droga e repressione, infine dell’alba dell’America reaganiana.
Molte opere di Dick prefigurano situazioni e figure del mondo di oggi, e ciò è dovuto alla consapevolezza che Dick ebbe come pochi altri autori dell’impatto dei mass media (televisione in testa) sulla vita quotidiana dell’uomo postmoderno. Esemplare è da questo punto di vista il presidente-robot di I simulacri oppure il presentatore Jason Taverner di Scorrete lacrime, disse il poliziotto, una celebrità che scopre di non esistere.
Come molti scrittori americani Dick è partito dai racconti: ne ha scritto una gran quantità, molti dei quali sono diventati spunto per film famosi (anche se assolutamente infedeli allo spirito degli scritti originali) come Ricordiamo per voi (Atto di forza), Rapporto di minoranza (Minority Report), Impostor (Impostor) o Second Variety (Screamers – Urla dallo spazio), fino a Un oscuro scrutare (A Scanner Darkly – Un oscuro scrutare).
A partire dalla metà degli anni cinquanta Dick iniziò a scrivere romanzi, dato anche il successo di vendita della sua prima narrazione lunga, Il disco di fiamma (1955). Ma è negli anni sessanta che crea capolavori considerati oggi pietre miliari non solo nella fantascienza moderna, come La svastica sul sole (The Man in the High Castle nell’originale, pubblicato anche come L’uomo nell’alto castello), una distopia che raffigura un mondo dove gli Alleati hanno perso la seconda guerra mondiale, dominato da nazismo e imperialismo giapponese, l’allucinato Le tre stimmate di Palmer Eldritch, il geniale Noi marziani, la complessa allegoria sociopolitica I simulacri e il famoso Il cacciatore di androidi, particolarmente importante anche per aver ispirato il celebre cult-movie Blade Runner.
Importante risultato narrativo è il romanzo Ubik, col quale Dick manifesta tutte le proprie affinità con gli scrittori postmoderni più prestigiosi (da Heller a Vonnegut a Pynchon); Ubik esiste sia come romanzo che nella curiosa sceneggiatura cinematografica, scritta da Dick in una notte e decisamente troppo lunga per ricavarne un film.
Dopo un periodo estremamente problematico della propria vita, a causa dell’abuso di anfetamine, della rottura di tutti i propri legami sentimentali stabili e di una vita alla giornata in una casa praticamente invasa da sbandati che lo scrittore ospitava e coi quali s’impasticcava, Dick tocca il fondo, fugge da Berkley, e dopo un breve periodo in Canada finisce in una comunità di recupero per tossicodipendenti. Il periodo della droga fornisce materiali per alcune delle opere più belle dello scrittore californiano, tra cui spicca lo straziante Un oscuro scrutare (A Scanner Darkly), che in Italia si può leggere nella traduzione di Gabriele Frasca e da cui è stato ricavato l’omonimo film del 2006.
Dopodiché Dick torna in California, ma stavolta spostandosi a sud, nell’hinterland di Los Angeles, dove trascorre gli ultimi anni della sua vita, dedicata alla stesura di un’enorme pila di materiali dattiloscritti, nota come Esegesi, sorta di diario di bordo di una frenetica ricerca teologica iniziata con l’esperienza del febbraio-marzo del 1974 (reale? simulata? “arricchita”? tra gli studiosi non c’è accordo) chiamata anche la divina invasione. Dall’esegesi nasce la cosiddetta Trilogia di Valis, l’ultimo raggiungimento letterario di Dick, un trio di romanzi nei quali lo scrittore saggia le sue capacità come autore di fantascienza (Divina invasione), autore realistico (La trasmigrazione di Timothy Archer) e autore di quel nuovo filone narrativo che solo alla fine degli anni novanta riceverà il nome di avantpop (Valis).
L’Eredità
A più di vent’anni dalla morte di Dick, avvenuta per infarto cardiaco in un momento in cui lo scrittore non pareva affatto aver detto tutto quel che aveva da dire, la sua opera è ancora al centro dell’attenzione di lettori, critici, intellettuali. In Italia tutti i suoi romanzi sono ancora in stampa, mentre negli Stati Uniti anche i romanzi dimenticati stanno tornando nelle librerie. Il debito nei confronti di Dick è stato riconosciuto da significativi autori delle generazioni successive, come Jonathan Lethem negli Stati Uniti, Tommaso Pincio e Valerio Evangelisti in Italia. L’influenza di Dick è inoltre riscontrabile nelle opere di David Lynch, Alan Moore, Grant Morrison, Greg Egan, Rudy Rucker, K. W. Jeter ed altri.
In Italia la casa editrice Fanucci di Roma ha acquistato l’esclusiva su tutta la sua produzione, anche quella mainstream. L’editrice sta attualmente (2005) pubblicando l’edizione integrale della narrativa dello scrittore californiano, corredata da introduzioni scritte dall’anglista Carlo Pagetti (al ritmo di 4-5 libri l’anno, la Collezione Dick sarà presumibilmente completata intorno al 2013).
by Wikipedia