REGIA:John Ford
SCENEGGIATURA:Nunnally Johnson
ATTORI: Henry Fonda, Jane Darwell, John Carradine, Charley Grapewin, Doris Bowdon, Charles D. Brown, John Arledge, Arthur Ayslesworth, Ward Bond, Cliff Clark, Frank Darien, Paul Guilfoyle, David Heghes, Robert Homans, Roger Imhof, Selmer Jackson, Darryl Hickman, Frank Faylen, Russell Simpson, Zeffie Tilbury
FOTOGRAFIA:Gregg Toland
MONTAGGIO: Robert L. Simpson
MUSICHE: Alfred Newman
PRODUZIONE: 20TH-CENTURY-FOX
DISTRIBUZIONE: FOX – SAN PAOLO AUDIOVISIVI, M & R, 20TH CENTURY FOX HOME ENTERTAINMENT, SIRIO HOME VIDEO, CDE HOME VIDEO
PAESE: USA 1940
GENERE: Drammatico
DURATA: 129 Min
FORMATO: B/N
Soggetto: BASATO SUL TESTO DI JOHN STEINBECK
Note:PRODUTT.: DARRYL F. ZANUCK; PRODUTT.ASS.: UNNALLY JOHANSON; SCENOGRAFO: MARK LEE KIRK; ARREDATORE: THOMAS LITTLE; FONICI: GEORGE LEVERETT, ROGER HEMAN; AIUTO-REGIA: EDWARD O’FEARNA.PREMI: 2 OSCAR NEL 1940 PER LA MIGLIORE REGIA, MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA JANE DARWELL.
Trama:
Nei primi anni ’30, ridotta in miseria dalle tempeste di sabbia e da rapaci proprietari terrieri, una famiglia di agricoltori dell’Oklahoma si mette in viaggio con un camion verso la fertile California. Tom Joad, uscito dal carcere dove ha scontato una condanna per omicidio, torna in famiglia. Per strada incontra Jim Casy, uno spretato che vive inseguendo utopie di rigenerazione sociale. Giunto alla fattoria, scopre che non c’è più nessuno. Assiste alla cacciata di un vicino, che invano resiste all’avanzare dei trattori. Ritrova i suoi presso uno zio che provvisoriamente li ospita. Non c’è più nulla da fare in quelle terre aride e battute dal vento. I Joad, raccolte le loro poche cose e i loro ricordi (gelosamente custoditi dalla madre che rappresenta la continuità della famiglia), partono a bordo di un vecchio camion scassato, Lungo la strada fanno sosta presso i campi per profughi allestiti da avidi organizzatori privati. L’ostilità generale circonda questi pezzenti in cerca di fortuna. In una bidonville (una “hooverville”, come erano sarcasticamente chiamati questi campi, dal nome del presidente repubblicano che aveva guidato il paese negli anni cruciali della depressione), Tom si scontra con un poliziotto e si trova al centro di una tensione sociale sempre più minacciosa.
Un classico del cinema sociale, tratto da un romanzo (1939) di John Steinbeck. Un poema di solenne pietà, un gran capolavoro dei film su strada. Considerato politicamente un conservatore, J. Ford diresse uno dei film più progressisti mai fatti a Hollywood anche perché riuscì a far coincidere il tema della famiglia, a lui caro, con quello della gente: alla fine i Joad entrano a far parte della famiglia dell’uomo. Lo sceneggiatore Nunnally Johnson modificò, su indicazione del produttore D. Zanuck (che girò personalmente il monologo di mamma Joad), il finale senza speranza di Steinbeck, in linea con l’ottimismo del New Deal. Straordinario bianconero di Gregg Toland (che, come disse Ford, non aveva nulla di bello da fotografare). Oscar per la regia e per Jane Darwell.
Rif. Il Morandini – Dizionario dei film, Zanichelli
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L’incontro fra Steinbeck e Ford per l’avventura di The Grapes of Wrath non si chiuse in perdita, né per il cinema né per la cultura americana. Passando dalla pagina scritta alle immagini di Ford e Gregg Toland, il “grossolano simbolismo” ha prodotto una narrazione più attenta ai fatti e alle emozioni elementari che non ai significati universali. Gli interessi tematici di Ford (i valori della tradizione americana, della religione, della solidarietà familiare o di clan) hanno spesso trovato – nel corso della carriera – un solido terreno per esprimersi: le fughe verso l’astrazione sono state bilanciate da un amore tutto pragmatico per le cose, per gli ambienti riconoscibili e quotidiani. Certo, il regista è, nelle sue opere più personali, un narratore di toni epici, ma l’epopea fordiana non rinnega mai – nemmeno nelle espressioni più intensamente liriche, come quel The Long Voyage Home tratto da O’Neill che segue nello stesso anno The Grapes of Wrath – le sue origini dimesse.
Tom Joad, protagonista di The Grapes of Wrath, è un outcast, come tanti altri personaggi di Ford. Ma anche tutta la sua famiglia (la madre, il padre, i nonni, la sorella e suo marito), prima saldamente ancorata a una fattoria dell’Oklahoma, finisce per diventare outcast, non per propria iniziativa o colpa (come Tom) ma per una decisione estranea (la concentrazione, voluta dalle banche, della proprietà terriera e la meccanizzazione dell’agricoltura). Questa, infatti, è la storia di alcuni “ reietti ” travolti dalla crisi economica, strappati dalla loro terra e spinti a cercare lavoro a Ovest, nelle grandi fattorie della più fertile California.
Ford non è sempre felice, nel tentativo di rispettare quel proposito di “cronaca drammatica” al quale la sceneggiatura lo vincolava. Torna il tema del viaggio, non più conquista avventurosa; del mondo (affermazione di una libera società del capitale, benedetta da Dio) e non ancora scoperta dell’anarchica libertà della contestazione giovanile. Questo è un viaggio disperato “al fondo della notte”, con una vaga (e da Ford non condivisa) speranza in una lotta di classe di cui si vedono i conati ma non le prospettive; e di fatto le prospettive non esistono. Al centro troviamo ancora il dramma dell’uomo solo, nella condizione estrema di outcast, forma esasperata (e pessimistica) di individualismo.
Rif. Fernando Di Giammatteo da “100 film da salvare” – Mondadori 1978
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