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Il film racconta della rivolta attuata nel carcere nordirlandese di Maze all’alba degli anni Ottanta, quando i detenuti dell’IRA, per costringere il governo inglese a dargli lo status di prigionieri politici, diedero prima il via d uno sciopero dell’igiene e successivamente, per iniziativa di Bobby Sands, ad uno sciopero della fame che portò alla morte dello stesso Sands e di altri nove detenuti.
Sì è concluso il Riff – Roma International Film Festival con la vittoria del sorprendente e imperdibile Hunger di Steve McQueen , già Camera d’Or a Cannes come miglior opera prima e presentato fuori concorso a Torino .
FOTOGRAFIA:Sinsaku Himeda MUSICHE: Tetsuji Hayashi PRODUZIONE:MITSUI COMPANY LTD., SHOCHIKU KINEMA KENKYÛ-JO, TOKYU GROUP PAESE:Giappone 1987 GENERE: Drammatico DURATA:107 Min FORMATO: Colore
Tokyo, anni ’20. Un professore universitario riceve in regalo un cucciolo di cane di razza Akita. Sebbene la moglie non accetti l’idea di avere un cane, il professore decide di tenerlo con sé e gli dà il nome Hachi. Tra l’uomo e il suo fedele amico a quattro zampe si instaura un profondo legame. Ogni giorno, Hachi accompagna il suo padrone alla stazione la mattina e lo aspetta nello stesso posto al suo ritorno la sera. Finché, un giorno, il professore muore…
Bande à partè un film del 1964, diretto da Jean-Luc Godard. Il film è una delle pietre miliari della Nouvelle Vague, genere che si aprì alla fine degli anni Cinquanta e che venne portato all’apice con questo film. Quest’opera è stata citata diverse volte nella storia del cinema; per fare qualche esempio: a trent’anni esatti dalla realizzazione della pellicola Quentin Tarantino ripropone una scena di ballo che cita quella del film nel suo Pulp Fiction. Anche il film di Bernardo BertolucciThe Dreamers del 2003 ha mostrato una scena molto simile a quella presente in Bande à part, in cui i tre ragazzi corrono attraverso il Louvre.
[DivX - Fra] Bande A Part – Jean Luc Godard [1964] – (subs ita).avi (792.85 MB)
Cresciuto in un quartiere proletario della periferia di Montréal e in una famiglia eccentrica i cui componenti – tolta la madre, “grande battello che naviga in un oceano malato” – finiscono in un ospedale psichiatrico, un ragazzino sogna invece di vivere, fantastica di essere nato dallo sperma vagabondo di un contadino siculo, si masturba con le bistecche di fegato, coltiva un impossibile amore assoluto per l’adolescente Bianca, bella sicilianuzza che non ha visto la Sicilia, tiene un diario le cui pagine strappate sono raccolte e lette da un vecchio barbone e fanno da falsariga al racconto. In concorso al Festival di Cannes 1992, divise critica e spettatori per il suo barocchismo visionario, ricco di stridori e slanci lirici, in altalena tra tenerezza e sgradevolezza, con la testa nei cieli alti della fantasia e i piedi piantati nella realtà più repellente. Un film allo stato selvaggio.
Finto documentario su una “dura giornata” dei Beatles che a Liverpool prendono un treno per Londra dove devono registrare uno spettacolo per la TV, portando con sé, oltre a due accompagnatori, il nonno di Paul (W. Brambell), vecchietto occhialuto, mettimale e sottaniere, ghiotta invenzione dello sceneggiatore Alan Owen che si guadagnò una candidatura all’Oscar. “The Citizen Kane of Jukebox movies” (Andrew Sarris). Comincia di corsa, e di corsa continua, almeno fino agli ultimi dieci minuti che sono trionfali, dunque statici. Contagioso per l’allegria, la gioia di vivere, il vitalismo, l’agilità, la disinvoltura con diverse sequenze memorabili e una spregiudicata contaminazione tra gli influssi della Nouvelle Vague francese e quelli del Free Cinema britannico. Un film giovane al passo dei fervidi anni ’60.
The Beatles – A Hard Day’s Night – Sub ita.avi (769.11 MB)
Nella regione di Omi, presso il lago Biwa, verso la fine del sec. XVI nel Giappone devastato dalla guerra civile, Genjuro, vasaio di campagna, e il fratello Tobei – che sogna di diventare samurai – abbandonano le mogli in cerca di fortuna. Le loro ambizioni di guadagno e di gloria provocano lutti e rovine nelle loro famiglie. Liberamente tratto da due racconti fantastici di Akinaru Ueda – L’albergo di Asaji e La lubricità del serpente nella raccolta Ugetsu Monogatari(1776) – sceneggiati da Matsutarô Kawaguchi e Yoshikata Yodo. Fotografia di Kazuo Miyagawa. Tra gli 86 film di Mizoguchi – 47 muti, quasi tutti perduti – è unico sia per il peso che vi ha la dimensione fantastica nella storia di Genjuro sia per la rapida concisione con cui espone i destini mescolati o paralleli di quattro personaggi. Anche in quest’altra dolente elegia sulla condizione femminile il suo è un cinema di immaginazione simpatetica, non di identificazione. 1 dei 4 Leoni d’argento a Venezia 1953, quando non fu assegnato il Leone d’oro.
(Hsia nu) Regia e sceneggiatura: King Hu Soggetto: romanzo di Pu Sung-Ling. Fotografia: Yeh-Hsing Chou, Hui-Ying Hua. Montaggio: Jinquan Hu, King Hu. Musica: Tai Kong Ng, Daijang Wu. Pr: Jung-Feng Sha, Shiqing Yang. Produzione: Lian Bang, Union Film Company, International Film Company.
Hong Kong, 1969, col, 200’ Cast: Xu Feng (Yang Hui-Chen), Shi Jun (pittore Ku), Roy Chiao (monaco zen Hui Yuan),
Bai Ying (Shi), Hang Yinjie (comandante Hsu), Sammo Hung (figlio del comandante Hsu),
* Gran Premio tecnico al Festival di Cannes, 1975
Liberamente ispirato a un libro di racconti di Piu Sung-Ling (1640-1715), è un vasto affresco epico-avventuroso con risvolti fantastici la cui azione ha per sfondo un villaggio della Cina settentrionale nell’epoca Ming (1367-1643) e per personaggi principali la bella, valorosa e perseguitata figlia (H. Feng) di un ministro morto sotto le torture, che s’è nascosta in una casa infestata dai fantasmi; un giovane povero (S. Chun), pittore e letterato; un generale travestito da cieco e un pacifico monaco buddista, esperto in arti marziali, le cui ferite si rigenerano al sole e il cui sangue si tramuta in oro. Si può dividere in tre parti: la prima ha le cadenze di un racconto del mistero con risvolti ironici; la seconda mette in scena duelli all’arma bianca che si trasformano in fantasiosi e magici balletti (notevole la sequenza di un combattimento collettivo notturno, vinto dal giovane pittore e dai suoi amici perseguitati dalla polizia segreta dei Ming con una serie di marchingegni); nella terza parte l’azione spettacolare lascia il posto a un misticismo visionario: vi si suggerisce come l’etica dello Zen precisione, rigore, controllo di sé, ascetismo, efficacia, lealtà si traduce in gesto e azione. 4 film di King Hu (1931), raffinato scenografo e coreografo, pur non mancando di squilibri, di prolissità e di passaggi opachi, è uno splendido esempio di cinema come fonte di avventura, meraviglia, magia spettacolare, organizzazione del movimento nello spazio. In concorso a Cannes nel 1975, in Italia è stato visto soltanto sui teleschermi.
Killa e’ un assassino. Tre passioni nella sua vita, i coltelli, le corride, e i frutti di mare. Non e’ capace di parlare, la sua malfomazione alla lingua puo’ essere curata solo con un operazione molto costosa. Proprio per questo motivo gli servono $100.000, e decide di uccidere diventando un killer professionista. Una notte incontrera’ una persona che sconvolgera’ completamente la sua esistenza… nel frattempo decide di darsi una sola,semplice regola: non uccidere persone innocenti, ma soltanto criminali della peggior specie.Nessuna pieta’ per loro.
TRAMA DEL FILM BENT:
Max è rinchiuso nel campo di concentramento di Dachau perché gay. Cerca di negare la sua identità sperando di poter sfuggire alla detenzione, ma resta comunque prigioniero.Nel campo si innamora di Horst, suo compagno di sventura, che non si vergogna della sua omosessualità.
FOTOGRAFIA: Yorgos Arvanitis MONTAGGIO: Isabelle Lorente MUSICHE: Philip Glass PRODUZIONE: ARTS COUNCIL OF ENGLAND; ASK KODANSHA COMPANY; CHANNEL FOUR FILMS PAESE: Gran Bretagna 1997 GENERE: Drammatico, Guerra DURATA: 108 Min FORMATO: Colore
Titolo originale: The syrian bride Nazione: Francia, Germania, Israele Anno: 2004 Genere: Commedia, Drammatico Durata: 97′ Regia: Eran Riklis Sito ufficiale: www.syrianbride.com Cast: Hiam Abbass, Makram Khoury, Clara Khoury, Ashraf Barhom, Eyad Sheety, Evelyn Kaplun Produzione: Bettina Brokemper, Antoine de Clermont-Tonnerre, Michael Eckelt, Michael Eklet, Eran Riklis Distribuzione: Mikado Data di uscita: 01 Luglio 2005 (cinema)
Mona, giovane donna originaria del Golan, sta per convolare a nozze combinate con un cugino siriano conosciuto solo per via epistolare. La felicità per l’evento, già di per se relativa, è soffocata dal fatto che una volta lasciato il Golan, occupato da Israele, non potrà più tornarvi né di conseguenza rivedere la propria famiglia. La ragazza verrà accompagnata al confine, per l’ultimo sofferto saluto, dal padre, attivista filo-siriano diffidato dalle forze di polizia locali, e dai fratelli, in fuga dalla cultura oppressiva e totalizzante dei propri luoghi natali.
Il confine tra Siria e Israele è terra bruciata tra etnie, gap neutrale dove ha voce solo la burocrazia militare: una girandola di umori e temi, infiammata dal contrasto tra i tempi che corrono e un ambiente conservatore, evidenzia scontri e contraddizioni da sempre presenti in corrispondenza di simili conflitti territoriali e ideologici. Riklis getta uno sguardo moderno su tematiche più che attuali, risultando efficace nella rappresentazione nonostante un tocco trattenuto, poco graffiante ma coinvolgente. Una linea morbida, anche rispetto al Loach di Un Bacio Appassionato, che ha il merito di umanizzare i caratteri, lasciando trasparire netto bisogno di apertura culturale e tolleranza.
La.Sposa.Siriana.{2004.DVDRip.agost}.avi (1.29 GB) SuB – iTA
Titolo originale Pepi, Luci, Bom y otras chicas del montón Regia Pedro Almodóvar Interpreti Carmen Maura, Felix Rotaeta, Olvido Alaska Gara, Eva Siva Paese Spagna Anno 1980 Durata 82 min uscita 27 ottobre 1980
Trama
Il primo film del cineasta spagnolo introduce già tutte le sue tematiche preferite: sesso, diversità, colore, gusto del trash. La protagonista è una delle sue muse, che apparirà in quasi tutti i suoi film, Carmen Maura, che interpreta Pepi. Una ragazza della Madrid post franchista tutta sesso droga e rock’n'roll. A seguito di una violenza subita da un poliziotto, per evitare la denuncia per le piante di marijuana che coltiva sul terrazzo, Pepi decide di vendicarsi traviando la moglie di lui.
Una donna frustrata, con tendenze al masochismo, che si scopre lesbica tra le braccia di Bom. Una carrellata di perversioni di ogni tipo vissute con leggerezza. Almodòvar comincia cosi a sdoganare la diversità sessuale, tutta la diversità.
Girato con pochissimi mezzi e in pochi giorni è un’opera prima caciarona e sghagherata che pone subito lo spagnolo all’attenzione dei curiosi cinefili che vedono in lui una sorta di Russ Meyer europeo.
Screen
Pepi Luci Bom e le altre ragazze del mucchio-Sub-ITA.avi (774.77 MB)
Titolo originale: The Football Factory
Lingua originale: Inglese
Paese: Gran Bretagna
Anno: 2004
Durata: 91′
Genere: drammatico
Regia: Nick Love
Sceneggiatura: John King (romanzo)
Nick Love
Produttore: Allan Niblo e James Richardson
Interpreti e personaggi
* Danny Dyer
* Frank Harper
* Tamer Hassan
* Roland Manookian
* Neil Maskell
* Dudley Sutton
Basato sul best seller di John King, The football factory è un film che parla di middle England, di violenza da stadio e di cultura maschile, ruotando attorno alle vicende di un annoiato ventenne. Nick Love (un cognome che stride con l’argomento e le immagini del film)sostiene che il suo lavoro sia un’icona, un emblema del nostro tempo e che, in particolare, sia una storia attraverso la quale la gente dica quello che di solito ha paura di dire (oltre ad essere un’indiretta critica all’”era Blaire). Un film sul football e di hoolygangs, ma il footoball non si vede; questo perché si tratta, piu in generale, di un film sulla violenza quella gratuita, inutile, folle che puo scaturire da una miccia qualsiasi, una violenza figlia della frustrazione, della noia e della rabbia verso il Sistema; una violenza che dà scariche di adrenalina e ti fa sentire onnipotente. Ma non c’è approfondimento sociologico, in questo racconto-delirio della realtà vista con gli occhi del protagonista – non c’è neanche l’approfondimento psicologico; cè, invece, tanta musica che pompa e sottolinea l’incubo di giovani vite sprecate dietro a falsi ideal; c’è solo la registrazione dei fatti. Insomma, la realtà è questa e fa schifo. Vedete voi…
Australia, anni ’70. Mentre si trova in viaggio nel mezzo del paese col suo fidanzato, Beth si risveglia in una clinica isolata e in preda al peggiore degli incubi che possa avere una madre: suo figlio stato rapito…
Banlieue 13 due anni più tardi. Il governo è cambiato. L’isolamento si è esteso intorno alle aree considerato ghetti e alla criminalità che vi prolifera all’interno. Il traffico di droga è diviso tra cinque etnie, ognuna delle quali controlla un quartiere. Damien, esperto di arti marziali, e Leito, profondo conoscitore delle banlieue, si uniscono per combattere il caos imperante nella città.
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I privilegiati vadano al cinema, la restante massa che il fato li ha resi malati, che si possano crogiolare in santa pace in questo sprazzo di affettività artificiale, senza precludersi il beneficio dell'intrattenimento che piu' gli aggrada